Rassegna stampa
Il Mattino di Padova
11.01.2009 - Pagina: 24
Treno, autobus, bici, anche a piedi: 13 mila chilometri dalla Russia all’India attraversando Mongolia, Cina e Tibet
Simone giramondo per solidarietà
All’avventura in Oriente per far conoscere l’Onlus che aiuta i bambini di strada
Un viaggio di circa 13 mila chilometri da Mosca a Hyderabad, in India, usando il treno, l’autobus, la bicicletta, ma anche lunghi tratti a piedi.
Un percorso avventuroso e ricco di insidie, iniziato i primi di novembre nella capitale russa, che ha come obiettivo far conoscere l’associazione umanitaria Mancikalalu, una onlus che assiste in India i bambini di strada.
Protagonista di questo tour che prevede l’attraversamento di Russia, Mongolia, Cina, Tibet e India, è Simone Faggionato un ventiquattrenne di Villa di Teolo, fondatore e volontario attivo di Mancikalalu.
«Questa mia avventura nasce dalla necessità di dovermi recare in India per coordinare dei progetti di assistenza ai minori svantaggiati nella città di Secunderabad, in Andhra Pradesh. Diciamo che ho preso la strada per l’India un tantino “alla larga”», racconta Simone Faggionato da Delhi, dov’è giunto giovedì scorso.
Il volontario di Villa di Teolo ha già percorso trequarti del suo viaggio. Dopo aver attraversato la Mongolia è rimasto fermo per alcuni giorni a Pechino a causa della difficoltà a procurarsi il visto per il Tibet.
«Le autorità locali hanno messo in atto restrizioni severe, credo a seguito degli scontri della scorsa estate con i monaci, verso quei viaggiatori che vogliono visitare o anche solo transitare, come nel mio caso, in Tibet - commenta Faggionato -. Il governo cinese in questo modo intende mantenere il controllo assoluto su chi entra in quella regione che sta in tutti i modi cercando di soggiogare».
Simone, che racconta di aver potuto assaporare a Pechino appetitosi spiedini di scorpione, in genere dorme negli ostelli della gioventù. Finora ha trascorso solo una notte in una stazione ferroviaria, a Nizny Novgorod, in Russia.
Nel suo blog (http://transimoniana.blogspot.com) che ha attivato per dare visibilità all’associazione, racconta di un interessante incontro fatto ai primi di dicembre con Cheng, un cinquantenne di Pechino: «Camminavo in una delle più vecchie zone della metropoli quando un signore mi ha invitato ad entrare nella sua casa.
In realtà si trattava di una stanza dove teneva migliaia di oggetti: biciclette, orologi a pendolo, tubi di ferro, busti di Mao. Il letto con le lenzuola bucate stava in un angolo. Cheng stava ascoltando la radio che alternava frasi in inglese e frasi in cinese. Per cena ha mangiato una mela, ma prima di metterla in bocca l’ha sbucciata.
“Altrimenti fa crock e non sento più la radio”, mi ha detto. Abbiamo conversato a lungo, mi ha detto che vuole imparare bene l’inglese perché quando andava a scuola gli insegnanti non facevano altro che ripetere:”Mao è grande, niente inglese, niente matematica, niente. Mao è grande”».
Simone Faggionato prima di lasciare il Nepal in una quindicina di giorni di cammino ha raggiunto il campo base a sud dell’Everest, a quota 5545, da dove partono le spedizioni per raggiungere la cima più alta del mondo.
Da Delhi, dove si trova adesso, per arrivare al traguardo finale del suo tour impiegherà ancora un paio di mesi.
Ad Hyderabad Faggionato aiuterà l’associazione Bhavitha Manchikalau, organizzazione non governativa nata l’8 febbraio 2007 per dar modo alla Manchikalau italiana di operare in India.
Dove ha aperto una casa-famiglia che ospita una ventina di bambini bisognosi. Il massimo che la struttura è in grado di contenere garantendo le migliori condizioni di vita possibili. Per informazioni visitare il sito www.mancikalalu.org.
[Gianni Biasetto]



